

90. Alessandro secondo e l'abolizione della servit della gleba in
Russia.

Da: L. Kochan, Storia della Russia moderna dal 1500 a oggi,
Einaudi, Torino, 1968.

L'abolizione della servit della gleba, sancita dallo zar
Alessandro secondo nel 1861, liber dalla schiavit decine di
milioni di contadini russi. In realt, nel suo intento volto a non
scontentare i proprietari terrieri, tale riforma si rivel nei
risvolti economici e finanziari un fallimento, se non, come
insinua lo storico inglese Lionel Kochan, un vero e proprio
inganno nei confronti dei lavoratori. Le clausole della riforma,
infatti, presupponevano la concessione di terre ai servi
emancipati soltanto dietro il pagamento di un riscatto in servizi
o denaro da effettuarsi ai proprietari privati o allo stato. A
tale riscatto si assommava poi una quota dovuta alla liberazione
personale. In sostanza i contadini, divenuti dal punto di vista
civile liberi cittadini, finirono per poter coltivare meno terra
di quella che possedevano come servi, peggiorando di fatto la loro
condizione. La delusione seguita a questa riforma parziale si
concretizz in tumulti e rivolte, che, ripetutisi anche nei primi
anni del Novecento, sarebbero poi sfociati nell'occupazione delle
terre durante la rivoluzione bolscevica del 1917.


Erano finiti i tempi in cui una parola dell'autocrate spazzava via
tutto quanto si parava davanti. Agli inizi del 1859 si cominci
finalmente ad abbozzare gli statuti di emancipazione. Furono
firmati e promulgati due anni pi tardi, dopo parecchi
emendamenti. L'intero procedimento era durato cinque anni.
Che cosa sort da questo prolungato periodo di gestazione?
Ventidue decreti riuniti in un grosso volume di pi di trecento
pagine. Il tutto era enormemente complesso, ma una cosa risult
subito evidente: l'emancipazione era sostanzialmente un inganno.
Di questo ci si rese cos completamente conto, che Alessandro
dovette smentire con forza le voci di una nuova e autentica
emancipazione che avrebbe sostituito gli aspetti amari di quella
del 1861. A Bezdna, nella provincia del Kazan', accadde anche che
le truppe massacrassero settanta contadini tumultuanti. Nondimeno,
malgrado i suoi limiti, e forse proprio a causa di essi, la legge
dell'emancipazione segn un'epoca nella storia della Russia
moderna. Essa ebbe un'influenza decisiva per tutti gli anni in cui
il regime zarista dur ancora. Alla base della riforma stava il
desiderio di riconciliare tutti gli interessi contrastanti. I
contadini dovrebbero subito accorgersi che le loro condizioni di
vita sono state migliorate; i proprietari dovrebbero subito
rimanere soddisfatti perch i loro interessi sono protetti; e la
stabilit dell'ordine politico non dovrebbe rimanere turbata
neanche per un attimo in nessun luogo. Questo era il lodevole
ideale del governo. Ma questo ideale in effetti si tramut nella
preoccupazione di mantenere le prerogative dei proprietari.
Il servo,  vero, fu subito sollevato dalla sua precedente
condizione e divent un libero cittadino. Gli era consentito di
sposarsi, di possedere propriet a suo nome, di adire i tribunali
e di dedicarsi ad ogni occupazione per suo conto. Non poteva pi
essere pi comprato o venduto, ma dovette pagare per questo un
alto prezzo essendo obbligato a una dipendenza finanziaria ed
economica. Ci era dovuto al fatto che la terra rimaneva del
proprietario senza che avesse importanza se fosse stata usata da
lui o dai suoi servi. Se, pertanto, il servo liberato doveva avere
della terra, doveva anche pagare un alto prezzo per averla.
Inoltre, la quantit e il tipo di terra che l'ex servo riceveva
dipendevano in gran parte da quello che il proprietario voleva
concedere.
Gli appezzamenti di terra di cui disponevano i contadini prima
della riforma potevano considerarsi adeguati e si doveva cercare
di raggiungere spontanei accordi partendo da quelle basi. Ma, date
le grandi disparit esistenti fra le varie regioni come pure
all'interno delle singole regioni, furono emanate norme indicanti
dei minimi e dei massimi valevoli per l'intero paese, e le nuove
distribuzioni di terre dovevano conformarvisi. In molte province
agricole, tuttavia, il proprietario poteva conservare fino a un
terzo della sua terra coltivabile anche se le distribuzioni non
risultavano poi in regola con le altre norme. Vi furono anche
distribuzioni di appezzamenti da mendicanti, la cui estensione
non poteva superare un quarto di appezzamento del tipo pi esteso,
e che il contadino poteva o no accettare a suo piacimento, senza
comunque pagare nulla per essi. Circa 750 000 famiglie accettarono
questi appezzamenti nella speranza di migliorare la propria
situazione in futuro.
A parte gli appezzamenti da mendicanti, le terre distribuite fra
i contadini non divenivano una loro personale inalienabile
propriet fino a quando non venivano riscattate. Cos l'operazione
di riscatto costitu la seconda caratteristica principale della
riforma. Le terre potevano essere riscattate o servendo per trenta
o quaranta giorni l'anno sulla propriet del padrone, oppure, e
questa era la procedura pi seguita, l' obrok [tributo servile in
natura o denaro] dovuto al proprietario terriero veniva
capitalizzato nella misura del sei per cento. Il cento cui
questo sei si riferiva diveniva allora equivalente al valore da
riscattare. A questo punto lo stato interveniva fra proprietario e
contadino pagando il primo ottanta per cento del riscatto con
certificati fruttiferi, negoziabili in borsa e che davano una
rendita del sei per cento. Il restante venti per cento veniva
pagato, volontariamente, dal contadino stesso. Se l'attribuzione
di terre veniva fatta su richiesta del proprietario, allora questi
riceveva soltanto certificati fino all'ottanta per cento del
valore della terra a cui aveva rinunciato. In ogni caso, le somme
anticipate dal governo ai proprietari dovevano essere ripagate dai
contadini in un periodo di quarantanove anni dalla data di
emissione dei certificati, e con interessi del 6,5 per cento.
Le comuni dei villaggi furono incoraggiate e rafforzate dalla
riforma nel senso che divennero responsabili collettivamente non
soltanto, come prima, del pagamento delle tasse, ma anche del
pagamento dei debiti di riscatto. Inoltre, al fine di preservare
la stabilit delle relazioni sociali nella campagna, essendo
terminata la dipendenza personale dei contadini, fu istituita una
specie di autogoverno degli stessi contadini, con organi
costituiti da capifamiglia e anziani che venivano eletti. Furono
anche istituiti speciali tribunali per giudicare cause minori che
interessavano i soli contadini. Questi tribunali riguardavano i
cantoni, formati da raggruppamento di comuni.
Questo per quanto riguardava i servi di proprietari privati, che
assommavano a qualcosa come 21 milioni di persone. I servi dello
stato, un po' pi numerosi, ricevettero un pi generoso
trattamento. L'appezzamento medio del contadino maschio di una
propriet privata era stato di 9 acri, quello del servo dello
stato di 23. Questo paragone, naturalmente, non  cos decisivo
come pu sembrare, data l'enorme differenza di valore agricolo di
terre situate in zone diverse che andavano dalla Siberia alla
Polonia e dal settentrione al Caucaso. Gli obblighi annuali
dell'ex servo dello stato erano poi sostanzialmente minori. Sotto
altri aspetti, anche per quanto riguardava l'attaccamento del
contadino alla sua famiglia, alla sua comune, al suo cantone,
non vi fu una differenza essenziale fra i due procedimenti di
emancipazione.
Quale fu l'effetto di tutte queste misure sulla classe dei
contadini? Il massacro di Bezdna non fu un avvenimento isolato. Il
ministro degli interni rifer che si erano verificati non meno di
647 tumulti ad opera dei contadini nei primi quattro mesi seguiti
alla promulgazione della legge sull'emancipazione; e durante il
1861 vi furono 499 rivolte per cui si dovette far intervenire le
truppe. In seguito, fu alle condizioni con cui venne concessa
l'emancipazione che si dovettero le jacqueries [rivolte contadine]
del 1902, del 1905-1906, e l'occupazione della terra del 1917.
Il fatto  che nel 1861 i contadini ricevettero un quantitativo di
terra minore di quello che utilizzavano nell'epoca anteriore
all'emancipazione; e per quel quantitativo minore dovevano pagare
pi di quanto la terra avrebbe reso vendendola o dandola in
affitto. In termini generali, i contadini persero un quinto della
terra che avevano prima. E in molti casi si trattava del quinto di
maggior valore, come i prati e le pasture delle zone
settentrionali e centrali. Nella zona delle terre nere [terra
nera, in russo cernozm,  un tipo di terreno dalla colorazione
bruna, della Russia meridionale e orientale;  costituito di un
humus molto fertile, adatto alla coltivazione dei cereali] poi,
dove i contadini accettarono gli appezzamenti da mendicanti, la
perdita fu di pi di un quarto della terra. I contadini videro
aumentati i loro appezzamenti di terra soltanto nelle province
industriali non comprese nell'area delle terre nere. Per quanto
riguardava le somme da versare, l'ammontare del riscatto, che
apparentemente era stato stabilito soltanto in base al valore del
terreno, includeva in effetti una nascosta aliquota di riscatto
personale. L'ex servo pagava non soltanto per la terra ricevuta,
ma comperava dal proprietario anche la sua libert personale.
Sotto entrambi i punti di vista il contadino aveva ricevuto meno
di quanto pagava. E' stato calcolato che fino al 1878 meno del
cinquanta per cento degli ex servi avevano ricevuto distribuzioni
adeguate di terre. L'altro cinquanta per cento viveva al di sotto
del limite di sussistenza. Questa proporzione mut ancor pi a
svantaggio dei contadini con l'accrescersi della popolazione
rurale che aument di pi del cinquanta per cento fra il 1860 e il
1897, passando da 50 a 79 milioni.
